Titolo: The Box
Autore: Richard Matheson
Editore: Fanucci
Pagine: 182
Prezzo: € 13,00
Pubblicazione: giugno 2010
ISBN: 978-88-347-1617-5
Valutazione Libri Consigliati: consigliato.
The Box è un lungometraggio da poco uscito nelle sale ed è tratto da un racconto che già era stato trasposto in un episodio de Ai confini della realtà, trattamento sicuramente più idoneo a una storia di sole nove pagine. Al di là di un semplice strumento di promozione della pellicola, la “scatola” del titolo, che Matheson pone sotto gli occhi del lettore, è il contenitore di una serie di scritti concepiti in un arco di tempo abbastanza lungo. Premuto il bottone di questo Vaso di Pandora moderno, l’autore trova finalmente un collante organico con cui unire racconti scritti nell’arco di vent’anni, rimaneggiati durante mezzo secolo, e che difficilmente avrebbero trovato motivo di coesione visto, appunto, il lasso di tempo che intercorre fra l’uno e l’altro.
Matheson è scrittore di fantascienza e spesso ha prestato le sue visioni al cinema: Io sono leggenda, probabilmente la trasposizione più famosa di un suo racconto, prima di avere il volto sornione di Will Smith ha conosciuto le rughe di Charlton Heston e la tetraggine di Vincent Price e i “vampiri” dagli occhi bianchi di cui ci racconta avrebbero in seguito ispirato i Morti Viventi di Romero. L’elemento fantastico è, in questa raccolta, sicuramente relegato a un ruolo marginale, un pretesto paradossale inserito in un contesto realistico che trova come unico motore dell’azione l’avidità degli uomini. La brama di denaro spinge la signora Lewis a premere il bottone della scatola, Greg a sfruttare i sogni premonitori della sua ragazza, i bifolchi dello sgangherato bar del deserto a far sparire ogni avventore. Non ci ritroveremo infatti a leggere di circostanze straordinarie, ma di vite di uomini in cui l’autore rifiuta di sviluppare il dato incredibile in favore dell’animo umano, del terrore e dei sentimenti estremi che lo invadono, del desiderio di ricchezza che porta a situazioni terribili e misere allo stesso tempo.
Fondamentale è lo scenario in cui tutti i personaggi si muovono: Matheson mette in scena l’America e tutti i suoi luoghi archetipici che sono da tempo patrimonio dell’immaginario collettivo grazie al cinema prima che alla letteratura. Il topos è quindi al servizio della “normalità” della storia, l’appartamento newyorkese, la stazione di servizio, la casa di legno nella foresta sono i luoghi della commedia e della tragedia, dell’horror quanto della sci-fi, tutti di stampo prettamente Made in U.S.A., utili a rendere il contesto immediatamente riconoscibile e familiare per il lettore/spettatore.
Hanno funzione di intervallo, tra gli affreschi della contemporanea America del sogno infranto, alcuni racconti di stampo gotico, con più di un richiamo a Poe e Lovecraft, Nulla è come un vampiro e soprattutto Onda d’urto in cui un organo da chiesa prende vita seminando panico e distruzione. Fuori contesto per stile, ma probabilmente uno dei più riusciti risulta La macchina del jazz che, sfruttando un ritmo sincopato alla Ginsberg è un testo musicale narrante il grido di dolore di un trombettista nero a cui un infernale congegno inventato dai bianchi vuole rubare l’unica cosa che gli resta, l’anima.
Giuseppe Del Buono per Libri Consigliati
L’AUTORE
Richard Matheson ha dato, attraverso i suoi scritti, un contributo fondamentale all’immaginario della fantascienza cinematografica. Ha firmato diversi episodi per la serie televisiva Ai confini della realtà e il racconto Io sono leggenda ha ispirato tre film. In cinquant’anni di carriera ha vinto i più importanti premi tra cui l’Edgar Allan Poe e un Bram Stoker alla carriera.
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