Titolo: Teresa
Autore: Claudio Fava
Editore: Feltrinelli
Pagine: 192
Prezzo: € 12,75
Pubblicazione: aprile 2011
ISBN: 978-88-0701-846-6
Valutazione Libriconsigliati: consigliato.
Merito di Claudio Fava è la capacità di narrare una storia personale, quella di Teresa, inquieta ragazza siciliana in fuga dal passato, e contemporaneamente di raccontarci un pezzo di storia d’Italia, con i suoi problemi irrisolti e forse irrisolvibili.
La mafia e il terrorismo rosso entrano, infatti, di prepotenza in questa vicenda, segnando la vita di Teresa in modo indelebile e trasformandola in un personaggio letterario forte ed evocativo.
A tenere insieme i pezzi di una vita strappata alla normalità è la rabbia, una rabbia a lungo sopita che riemerge quando Teresa rivede l’ambiguo assessore e presidente dell’antiracket, responsabile morale dell’uccisione del padre, un pasticcere che non aveva voluto pagare il pizzo.
“Lo stupore, quando ti ammazzano un padre o un figlio, non è per il morto ma per l’assassino. Lo stupore che la fine non sia arrivata per una macchia d’olio sulla strada, per una congiura di cellule impazzite. Era accaduto perché qualcuno aveva voluto che accadesse: il segno dell’uomo che si fa dio, toglie la vita, impone la morte…”
Dopo la morte del padre, e dopo aver lavorato per alcuni anni come docente in una scuola privata senza percepire stipendio, Teresa si trasferisce a Roma dove per venti euro l’ora fa compagnia ai malati terminali di cancro per conto di un’associazione. Ed è qui che incontra Libero, un ex terrorista accusato di omicidio che gli fornirà, suo malgrado, una pistola, una “Nagant di fabbricazione ungherese”.
Dalla lettura emerge una riflessione sofferta sul senso della vita e della morte. Una storia che poteva essere come tante, fino a quando la mafia non ci ha messo lo zampino con il suo carico di morte e di dolore. Ed è proprio questo che Claudio Fava sa raccontare molto bene: cosa la morte di una persona cara significhi, concretamente, nella vita di tutti i giorni, per chi rimane, il senso di vuoto e di inadeguatezza incisi nell’anima per sempre “quando quelle quattro parole, tuo padre è morto, mi erano precipitate addosso, suoni di vetro, calce, ossa, tuo padre è morto, un prima e un dopo, e quelle parole a far da sipario, a tagliare in due, una saracinesca che cala, una porta che si chiude. Fine.”
C’è qualcosa di toccante in questo libro e sono, forse, gli echi della vicenda personale dell’Autore che emerge in controluce e quasi con pudore. Ma anche qualcosa di irrisolto. E la storia appare un po’ forzata per la troppa leggerezza con cui Gisella e Alfredo apprendono e appoggiano il proposito di Teresa, per il precipitarsi degli eventi. Come se ci fosse stata un’accelerata laddove la storia avrebbe avuto bisogno di più tempo, di depositarsi un po’ sul fondo, di decantare come avviene per un buon vino.
Di contro, c’è da riconoscere all’Autore una straordinaria capacità, quella di immedesimarsi in un “io” femminile, di infilarsi cioè nella mente e nel corpo di questa ragazza che diventa donna. In definitiva, un libro emozionante del quale consiglio vivamente la lettura.
Mariella Sciancalepore per Libri Consigliati
L’AUTORE
Claudio Fava (Catania, 1957), giornalista e scrittore, ha scritto numerosi saggi e i romanzi Nel nome del padre, Il mio nome è Caino e La notte in cui Victor non cantò (tutti pubblicati da Baldini Castoldi Dalai). Ha anche firmato la sceneggiatura del film I cento Passi di Marco Tullio Giordana, film che ha avuto diversi riconoscimenti (tra cui il David di Donatello per la migliore sceneggiatura) e ha avuto soprattutto il merito di riportare all’attenzione del pubblico la vicenda umana e politica di Peppino Impastato.