Il mistero della ragazza delle arance

La ragazza delle arance è uno dei più grandi successi letterari dell’inizio del nuovo millennio, un intenso viaggio nell’accettazione della morte e un profondo percorso di crescita attraverso la conoscenza delle proprie radici, dei propri genitori.

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Il romanzo di Jostein Gaarder parla di Georg, giovane ragazzo di quindici anni, che scopre una lettera lasciatagli dal padre prima di morire. La missiva è il romanzo stesso ovvero il racconto di una immensa storia d’amore, quella del padre quando era giovane universitario. La storia parte dall’incontro avvenuto su di un tram, ad Oslo, con una bellissima e giovane ragazza che recava con sé un sacchetto pieno di arance.

Il padre di Georg descrive al figlio le fasi dell’innamoramento, dell’ossessione, della passione e dell’amore stesso per prepararlo alla vita ma soprattutto per parlare di se stesso, per fargli conoscere una persona che ha perduto ingiustamente e troppo presto.

Si fondono insieme sentimenti di amore filiale, paterno e passionale in un’atmosfera che mette alla prova l’animo del lettore. L’amore che ne scaturisce è un sentimento non imponibile e che non può essere conquistato nel modo in cui ritiene un adolescente: compro profumi, compro argento, compro la luna, compro abiti nuovi, nulla può condurre con sicurezza a conquistare la persona che amiamo se non quello che siamo .

Il romanzo si presenta come una lettera ad ognuno di noi, una lettera che parla dritto al cuore e ci invita a scoprire il mistero dell’esistenza con l’unica cosa che abbiamo a nostra disposizione: il vivere.

A metà tra romanzo epistolare e romanzo di formazione, è una lettura adatta a tutte le età, i cui temi sono legati insieme dal filo del mistero sull’identità della ragazza delle arance, un mistero che verrà svelato alla fine per concedere al lettore un giusto saluto.

“Camere separate”: il capolavoro di Tondelli

Formazione”Dietro si lascia un continente in via di distruzione. Thomas era la Storia; il suo paese e la sua lingua gli scenari della guerra.

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Pier Vittorio Tondelli è uno degli autori italiani che meglio ha interpretato i malesseri di un’intera generazione, in particolare di chi ha avuto dai venti ai trent’anni negli anni ottanta.

Compro oro se compro un qualunque romanzo di Tondelli. Il vero capolavoro resta però la sua ultima pubblicazione ovvero Camere separate pubblicato da Bompiani nel 1989.

Considerato uno dei romanzi più importanti degli anni ’80 e a partire dal quale si sono formati molti autori di quella generazione e di quella attuale: a metà tra romanzo di formazione e un Sulla strada tutto italiano.

Camere separate ha il sapore di eternità in quanto è un romanzo che riesce a condensare sentimenti di vita e di morte in un patto che l’autore attraverso Leo, protagonista e suo alter ego, riesce a stringere con la sua vita e in particolare con la sua fine (morirà poco dopo la pubblicazione).

La storia d’amore di Leo e Thomas si snoda attraverso un’Europa ancora in divenire, ancora non aperta e con confini duri che ne segnano le distanze politiche, sociali e culturali. In questa immensità si sviluppa un amore tra due uomini che riesce a riflettere l’amore nella sua assolutezza: ritroviamo in particolare la paura e il terrore di perdere se stessi nel momento in cui si riflette la propria vita in un’altra anima. L’amore prende il volto della morte in quanto ogni sentimento ha i suoi limiti e diventa fragile perché in balia degli eventi esterni, delle distanze geografiche, delle debolezze private.

Il romanzo procede magistralmente attraverso flashback che ci permettono di ricostruire tassello per tassello tutta la vita del protagonista dall’infanzia all’adolescenza, fino al fondamentale incontro con Thomas.

Ma oltre ha la trama, Camere separate è un miracolo in quanto romanzo che è riuscito a parlare del destino, delle astrazioni, della follia, della miseria e della disperazione di tutta una generazione. Un sapore di morte permea tutto il romanzo in quanto Tondelli vuole catturare la fine di un’era e l’inizio del momento storico che stiamo vivendo e dove l’amore tra Leo e Thomas è solo metafora di qualcosa di più grande. Cambiano le vite, cambiano le abitudini, cambia l’Europa e cambia il modo di vivere l’amore, più moderno, più concreto, se vogliamo più fragile.

Lo stile di scrittura è dosato, forte e mai astratto. Vi sono anche alti momenti di lirica e poesia nonostante la prosa serrata. Indubbiamente un grande classico italiano da scoprire, da rileggere e sfogliare in più momenti perché davvero può essere una guida per conoscere se stessi.

 

“Mancarsi”: la solitudine per Diego De Silva

Si dice che l’unica possessione dell’essere umano sia in quello che ha perso, non certo in quello che ha.

Mancarsi, dello scrittore campano Diego De Silva, pubblicato nel 2012, comincia con quest’aforisma e affronta il tema della mancanza, della solitudine, della nostalgia di una persona, di un tempo, di un ricordo.

Mancarsi di Diego de Silva

Il romanzo è molto breve,  ma per questo ancora più intenso. Lo scrittore riesce con grande sapienza a dirigere con passione i suoi due protagonisti, Irene e Nicola, due solitudini diverse che si incrociano ma non si incontrano mai.

Irene e Nicola sono due personaggi meravigliosi, unici e al limite del surreale: entrambi hanno necessità di ritornare al passato e ancora di più hanno bisogno che un futuro li possa abbracciare con sicurezza e senza più timore.

Siamo tutti noi Nicola e Irene, nei momenti della nostra vita in cui avremmo bisogno di un segno, di una luce che ci indichi dove andare o dove ritornare per non soffrire e per sentirci di nuovo vivi.

Il romanzo è narrato con una voce esterna che riesce a penetrare i personaggi e la trama è condotta sul filo continuo della ricerca dell’amore, quello reale e concreto e mai per questo vicino all’idea di un porno italiano o di un mero romanzo rosa.

Le storie dei due personaggi vivono in un continuo sovrapporsi che è però coerente alla narrazione. Si sente la forza di un’unica anima che vive in entrambi tanto è che il lettore si può confondere su chi sia Nicola e chi Irene e in particolare sulle loro riflessioni: le emozioni sono quelle di tutti e quindi avviene la magia,  ovvero la partecipazione totale del lettore.

Chi non ha mai letto Diego De Silva amerà questo romanzo e chi già lo conosce resterà stupito da questo tono così diverso da quello a cui ci aveva abituati nel celeberrimo Non avevo capito niente e dagli altri romanzi con protagonista l’avvocato Vincenzo Malinconico.