Squilli di fanfara lontana, di Giuseppe O. Longo

Squilli di fanfara lontana

Squilli di fanfara lontana

Titolo: Squilli di fanfara lontana

Autore: Giuseppe O. Longo

Editore: Mobydick
Pagine: 160
Prezzo: € 14,00
Pubblicazione: febbraio 2010
ISBN: 978-88-8178-443-1
Valutazione Libri Consigliati: da non perdere.

“… in fondo è strano che mi sia tanto entusiasmato per la locomotiva, per quella colossale Allegheny, ho avuto un soprassalto d’interesse, un contorcimento delle budella, come quando ero bambino e guardavo stregato le locomotive che mi sembravano immense e dire che rispetto a questa non erano niente, intanto comincio a sentire i primi fiochi rumori dell’albergo che si sveglia, una voce in corridoio, un tonfo ovattato, è una specie di motel lungo una delle tante autostrade che corrono da tutte le parti dentro questa enorme città sparpagliata come una metastasi, il traffico però di qui non si sente, tra l’albergo e le macchine in corsa ci sono degli alberi, una grande distesa prativa, un parcheggio, così il rumore non si sente, mi siedo sulla sponda del letto, la mia lotta con l’insonnia è finita, anche questa volta ha vinto lei, spengo la radio, mi alzo barcollando, vado in bagno, accendo la luce abbagliante e mi guardo senza compassione, poi torno di là, apro le tende, fuori c’è una luce di piombo, gli alberi si piegano sotto le raffiche del vento, ma non nevica, almeno non nevica…”

estratto da Detroit Detroit

Giuseppe O. Longo è professore emerito di Teoria dell’Informazione presso l’Università degli Studi di Trieste, traduttore scientifico, teorico dell’informazione, epistemologo, attore, e scrittore. Ho letto il suo Squilli di fanfara lontana, raccolta di ventidue “frammenti” di narrazione, momenti di letteratura dalla superba raffinatezza, e stento nel proporne un’univoca lettura critica. Perché il susseguirsi delle istantanee di vita che Longo propone svela le innumerevoli possibilità d’interpretazione offerte, quanto resta inespresso (da intendersi in senso squisitamente letterale) costituisce ampliamento necessario della poetica racchiusa nella descrizione delle occasioni, della mutevolezza degli atteggiamenti dell’animo, delle propensioni. Tentativi di comunicazione, mi verrebbe da dire, interrogativi inevasi. Longo dialoga con se stesso, con la natura umana e indaga il senso ultimo delle cose attraversando incontri fugaci, notti insonni, frustrazioni e dolori, la memoria dei luoghi e delle persone; lo fa con apparente distacco, consapevole che le sue osservazioni e la ricerca di una forma di decodifica non potranno risolversi in nulla che sia spiegabile né dimostrabile, poiché tutto avviene e restiamo inermi nella constatazione della pochezza delle nostre personali capacità di controllo.


Longo è uno scienziato ma in lui alberga la consapevolezza della limitatezza delle possibilità riservate agli uomini di scienza nel fornire una spiegazione razionale del dilemma insito nella condizione umana. In tal senso si esprime nella raccolta Il fuoco completo (Mobydick editore, 2000).

La scrittura di Longo è densa, densissima a volte, e procede assecondando una musicalità sincopata che nel segno viene enfatizzata dall’uso limitato di segni d’interpunzione, così come avveniva per José Saramago.

Notevolissimi il frammento n. 15, Nei sotterranei, sontuosa digressione antropologico-emozionale, nelle profondità della terra per raggiungere la sala di un originale ristorante scavato nella roccia; il frammento n. 12, Bocche, forse il più intenso e lacerante, un incontro di “bocche” e di sofferenza, un arrendersi spossato alle ragioni della carne nel tentativo di arrestare l’irruenza del dolore; e il frammento n. 18, Il fuoco, nel racconto di un uomo scampato miracolosamente a un incendio in una galleria museale nella quale restano intrappolati, arsi vivi, quasi tutti i visitatori. E Le trombe, che è il quarto dei ventidue, e rivela una sensibilità acuta e sorprende, nel quale irrompe l’azione, e la vita, dalle poche parole di una donna.

Giuseppe O. Longo è un autore che meriterebbe maggior attenzione, una più vasta eco per le sue parole, e lo consiglio a quanti sappiano apprezzare il valore e le pressoché infinite potenzialità d’espressione della letteratura.

Roberto Giungato per Libri Consigliati


L’AUTORE

Giuseppe O. Longo

Giuseppe O. Longo

Giuseppe O. Longo è nato a Forlì nel 1941 e vive a Trieste. Ha pubblicato i romanzi L’acrobata (Einaudi), tradotto in Francia da Gallimard, e La gerarchia di Ackermann (Mobydick), tradotto in Francia da À la croisée, nonché le raccolte di racconti Congetture sull’inferno (finalista Premio “Chianti” e Premio “Bergamo”), I giorni del vento (finalista Premio “Penne”), Il fuoco completo (Premio “Selezione Comisso”), Avvisi ai naviganti (Premio “Latisana”, tradotto in Francia da À la croisée), Prove di città desolata (2003).




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