Senza scrittori
Italia, 2010 – un documentario di Andrea Cortellessa e Luca Archibugi
Regia di Luca Archibugi
Produzione Rai Cinema – 01 Distribution, 2011
Dati tecnici: 72 min. DVD9 Singola faccia, doppio strato (Formato schermo Widescreen) PAL Area 2
Lingua audio italiano, Dolby Digital 2.0 – stereo
Lingua sottotitoli italiano per non udenti
Prezzo € 9,74
Da non perdere
Oggi non parliamo di un libro, ma di un prodotto cinematografico: per essere esatti di un documentario, che purtroppo non ha avuto l’attenzione che avrebbe meritato.
Un documentario sul mondo dell’editoria italiana a tutto tondo: dalle logiche di mercato e distribuzione ai movimenti più o meno occulti dietro ai premi letterari più famosi, alle pressioni da parte dei grandi gruppi editoriali su un settore di rivenditori già vessato come è quello dei librai.
Il film di Cortellessa e Archibugi non ha avuto molta evidenza nelle sale, penalizzato dai soliti problemi che in Italia ha il cinema non prettamente narrativo. I maligni dicono che i problemi di distribuzione sono anche legati ad alcune scomode verità raccontate nel film, ma fino a prova contraria si possono considerare semplici maldicenze. Da aprile scorso il documentario ha avuto una seconda opportunità grazie all’uscita in DVD, che lo ha riportato all’attenzione delle sale d’essai e dei circoli letterari.
L’approccio di Cortellessa è diretto, poco diplomatico, autoritario, fortemente accusatorio, e la scelta di apparire in prima persona come un Virgilio nel viaggio nell’editoria italiana, (che viene, anche sbrigativamente volendo, etichettata come un ambiente le cui finalità originali sono definitivamente corrotte) si rifà allo stile del noto Michael Moore, ma con aria forse più snob e distruttiva di quanto abbia mai usato il regista d’oltreoceano.
Le polemiche sul documentario in rete non sono mancate, da oceaniche raffiche di commenti sul blog della giornalista Loredana Lipperini a repliche infuocate nei vari ambienti editoriali. Sicuramente Cortellessa, intervistando editori, autori, librai e altre figure professionali, ha voluto costruire una potente invettiva filmata, omettendo, coscientemente a mio parere, di parlare di alcune realtà positive, a voltei eccellenti presenti nel mondo italiano dei libri.
Una visione quindi parziale, ma illuminante, a suo modo. Probabilmente, dopo l’emanazione delle ultime normative sull’editoria, ci sarebbe sufficiente materiale per girarne un sequel, magari smussando qualche spigolo rispetto a quanto fatto in questa prima occasione.
Antonio Recupero per Libriconsigliati.it
Il mercato editoriale è drogato. Esistono talenti in Italia che pagano i piccoli editori , o fanno parte dei famosi bestsellers, ostaggio delle grosse case, costretti a produrre. Poi i numerosi premi già assegnati o previsti. Non c’è speranza per gli autori originali. Non nascerà più un grande autore. L’unica soluzione è che la piccola editoria si unisca, scelga gli autori in base allo spessore culturale e alla creatività e non immetta sul mercato solo libri di paganti. E’ necessario che l’editore torni a fare cultura, come l’hanno fatta Einaudi, Feltrinelli, Adelphi, con scelte mirate e novità reali. Che determini il panorama culturale, formi uno staff specialistico che selezioni autori originali. Basta con gli horror, fantasy, racconti erotici, rosa, gialli, thriller tutti di genere codificato. Piccoli editori, non siate servi del mercato, ma fate voi la linea culturale. E allora vedrete spuntare i nuovi germogli che daranno vita a opere di valore. I libri ormai fanno parte dell’usa e getta. Il classico ‘diventa’ classico da rileggere, non nasce classico. E’ necessario proporre con coraggio e preparazione. Basta con i supermarket, anche se possono servire alla diffusione. Ma sono un mezzo, non un fine. In Usa esiste un premio Pulitzer, che comincia a decadere anch’esso. Noi abbiamo tanti soggetti o case che non fanno un clima culturale, non generano interesse. Promuoviamo festival dei piccoli editori nelle cittadine, con autori creativi. L’unico foglio di orientamento è Alias del Manifesto. Ne vogliamo creare altri?