Titolo: Salto d’ottava
Autore: Antonio Paolacci
Editore: Gruppo Perdisa editore
Pagine: 128
Prezzo: € 10,00
Pubblicazione: 2010
ISBN: 978-88-8372-493-0
Valutazione Libri Consigliati: imperdibile.
Antonio Paolacci ha del talento. Il suo Salto d’ottava è un romanzo formidabile, essenziale, spietatamente lucido; è un romanzo veloce, pervaso da grande e mai ridondante musicalità, da un’ammirevole attenzione per l’esattezza della parola; è un romanzo di denuncia rivolto alla nostra natura, all’imperfezione, alle nostre debolezze.
In Salto d’ottava leggiamo delle ventiquattro ore di Matteo, un Matteo Qualunque, Matteo sedicenne e trentenne, fra i due un’aberrante soluzione di contiguità, perché tanto “ogni giorno, settimana, mese, ogni anno, ogni compleanno è una ripetizione sonora, un salto d’ottava, passaggio continuo da una vibrazione alla stessa identica vibrazione, solo più acuta”; e leggiamo della vita e della morte, che s’incontrano di continuo negli uomini, vi soggiornano per un po’ fino a mischiarsi con il tutto, perdendo sostanza e forma, significato persino in un’alzata di spalle che ci rende tutti complici, omertosi e rassegnati. La storia di Matteo è la storia della nostra mancanza di consapevolezza e di coraggio, racconto metaforico di un’identità diffusa e sfuggente della quale siamo partecipi e schiavi.
Il giovane Matteo, un adolescente ribelle come tanti, frequenta il Rottame, un fabbricato industriale abbandonato e decadente. Come altri, immerso fra carcasse d’auto e disfacimento vorrebbe esprimere la propria unicità, che non è altro che omologazione, saltando su una tavola da skateboard, giocando con l’amico Flaminio su un’altalena fatta di corde e un pezzo di metallo, fumando spinelli e vagheggiando le prime esperienze sessuali. Ed è proprio fra le mura in rovina dell’edificio (che dopo il tramonto si riempie di uomini che cercano altri uomini, trasgressione inconfessabile), fra lerciume d’ogni genere e finestre rotte, porte divelte, che Matteo s’imbatte nella realtà d’un “fantoccio deforme, sporco di se stesso, adagiato nella polvere bagnata, ma soprattutto immobile”. Il romanzo è qui, in questa figura di ragazzo immobile e nella reazione di Matteo, la sua reazione presente e quella che gli apparterrà in futuro, che si congiungono a delineare il profilo scavato e malato e anestetizzato dell’umanità.
Una scrittura intensa e funzionale quella di Paolacci, che non lascia respiro, e va dritta allo scopo. Pur non amando le citazioni, dopo aver divorato, letteralmente, le circa centoventi pagine di Salto d’ottava, non posso che trovarmi a sorridere mesto, ricordando le parole con le quali Wilde espresse la sua personalissima considerazione riguardo a certi inutili e interminabili “romanzoni”:
“Chiunque può scrivere un romanzo in tre volumi; ciò richiede semplicemente una totale ignoranza della vita e della letteratura (O. Wilde)”.
Roberto Giungato per Libri Consigliati
L’AUTORE
Antonio Paolacci è nato nel 1974. È originario del Cilento ma vive a Bologna. Laureato in Discipline dello Spettacolo, si è occupato di psicanalisi e cinema, scrivendo articoli e tenendo lezioni all’università. Attualmente è editor e consulente editoriale. Dal 2008 coordina le giurie del premio letterario Lama e trama. Ha pubblicato racconti su rivista e antologia. Nel 2007 ha esordito con il romanzo Flemma (Perdisa Pop).
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