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“Mille baci, e ancora cento” di Lorenza Sciolla

Il titolo “Mille baci, e ancora cento” riecheggia gli immortali versi di un carme di Catullo, il libro di Lorenza Sciolla, infatti, ripercorre una delle vicende d’amore più tormentate per dare corpo alla passione bruciante tra il poeta Catullo e l’affascinante Lesbia, donna emancipata e lasciva aperta alle relazioni con l’altro sesso, nonostante appartenesse a una famiglia in vista e fosse già sposata.

Nel libro di Lorenza Sciolla è Lesbia che rievoca i momenti di sfrenata passione, un passaporto verso la libertà di sperimentare tutte le infinite sfumature del piacere del corpo. Sentimento e desiderio incoercibile si intrecciano fino a diventare estasi non solo fisica, ma anche interiore. Moltissimi versi del poeta latino sono intessuti di un sottile erotismo, richiamo esplicito a una sessualità che in alcuni casi è fine a sé stessa, in altre situazioni diventa, invece, espressione di un sentimento profondo che crea un legame fortissimo tra gli amanti, uniti da un patto d’amore sancito alla presenza degli dei.

Lorenza Sciolla opera una sorta di “contaminatio” tra poesia e arte. Le scene erotiche sembrano riprodurre la perfezione degli affreschi e i dettagli descrittivi risentono, senza dubbio, dell’influsso del poeta Ovidio, sapiente maestro dell’arte della raffinata arte di amare. Lesbia anticonformista, autentica nella sua contraddittorietà è la vera eroina del romanzo, ancora una volta protagonista assoluta, così come lo era stata dei carmi di Catullo. La scrittrice tende a riscattare Lesbia dal cliché di donna perversa, per trasformarla in una creatura fremente di passione, amante instancabile e tenace assertrice del proprio diritto di vivere la sua femminilità senza limiti.

Lesbia non è più quindi, un’insensibile manipolatrice, una di quelle volgari prostitute che si aggira nei bassifondi per “mungere i magnanimi nipoti di Romolo”, come scriveva Catullo. L’opera di Lorenza Sciolla ha avuto il merito di rivalutare una figura estremamente controversa, per restituirle la sua dignità di donna troppo moderna per appartenere a una società pettegola condizionata dai borbottii dei vecchi severi. La penna della scrittrice ci guida in un universo narrativo in cui è possibile rivivere, attraverso i protagonisti, la magia dell’amore che, per una serie di circostanze si trasforma in odio feroce, avvilente, che condanna il poeta a rimanere irrimediabilmente legato all’oggetto del suo desiderio, divenuto improvvisamente sfuggente per l’ansia di indipendenza che connota Lesbia. Un’opera pregevole che segna il trionfo di una sessualità primigenia, in cui l’esplosione della sensualità rafforza il sentimento di appartenenza tra gli amanti, ma racchiude anche un retrogusto amaro, la percezione della caducità della vita e dei piaceri. Un romanzo che crea un ponte tra passato e presente, sullo sfondo di una società romana in cui, sotto l’apparenza della sobrietà, si cela un intrico di passioni e relazioni segrete.

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