Titolo: Lo splendore dei discorsi
Autore: Giuseppe Aloe
Editore: Giulio Perrone editore
Pagine: 256
Prezzo: € 15,00
Pubblicazione: giugno 2010
ISBN: 978-88-6004-159-3
Valutazione Libri Consigliati: imperdibile.
Lo splendore dei discorsi, di Giuseppe Aloe, è un romanzo necessario. Chiunque dovrebbe leggerlo, e trarne giovamento.
Netta è la linea di demarcazione che Aloe pone fra sé e quella che alcuni definiscono “narrativa d’intrattenimento”, perché il punto di partenza è differente per natura e qualità. Lo splendore dei discorsi è un romanzo che riesce a stordire, cristallizza le convinzioni, le intime e rassicuranti certezze che ognuno crede di possedere, magari di poter gestire, disarticola tutto questo, anatomizza e poi scardina dalle fondamenta il pensiero razionale e ti conduce per mano, una stretta paterna, a tu per tu con il protagonista di questa grottesca, paradossale, vicenda che nel mezzo di un interminabile pomeriggio d’estate, fatto di luce e di silenzi, si volta a guardarti e chiede serafico, come fosse naturale porre una domanda del genere: “Ecco, vedi, adesso riesci a vedere dov’è il senso?”.
Ma Aloe fa molto più di questo. Servendosi di una scrittura lucida, pulita, essenziale propone al lettore un “noir atipico”, come leggo nel breve testo introduttivo al romanzo, riuscito, estremamente accattivante, per nulla prevedibile, e lo fa solo per poter toccare il punto nevralgico della sua riflessione. Cerca di mischiare le carte, quasi osservasse divertito il suo lettore concentrarsi sulle vicende dell’ingegnere, al quale la vita ha inferto un durissimo colpo, che reagisce alla sofferenza dando sfogo a una natura violenta e istintuale ben radicata nell’uomo che ci viene presentata così, in un incipit folgorante:
“Le grandi organizzazioni criminali non si fondano sulla brama di potere. Sul denaro o sulla forma di attrazione erotica che il crimine eserciterebbe sulle donne. Queste sono solo conseguenze di una complessione molto più radicata. È la vanità il punto di partenza di ogni crimine e di ogni sistema criminale. La vanità e le sue sorelle minori, crudeltà e ira. Niente è più profondamente umano che un gesto criminale. Dove molti vedono una devianza, io colgo invece l’essenzialità dell’uomo. E se anche mi sbaglio, mi sbaglio di poco.”
Vanità, vanagloria. La convinzione di poter dominare la vita, la materia, gli eventi. Contro questo si scaglia Aloe e ammonisce, ammonisce presentandoci un personaggio scaltro, in apparenza privo di scrupoli, di qualsivoglia moralità, che si fa tutt’uno (e lo fa con passo fermo) con il lato oscuro dell’esistenza, lega indissolubilmente la propria vita alla morte nella ricerca disperata di una chiave di lettura, una ragione ultima che gli si presenta infine assumendo le sembianze dell’anziana signora e del “ragazzo Kafka”, entrambi umili, soggetti deboli, quelli che in apparenza la vita ha deciso di relegare all’ultimo posto, quelli che sono stati schiacciati dalle logiche della violenza. L’uomo vive un’epifania e tutte quelle parole inutili, le chiacchiere da bar, i commenti sul tempo che si scambiano sconosciuti nel vagone di un treno improvvisamente si rivestono di un significato nuovo, divengono essenziali al punto da dover essere trascritti e metabolizzati, si tramutano nell’esemplificazione di una saggezza primitiva che permea tutto, la rappresentazione tangibile dell’unico modo che ci è dato per vivere.
Roberto Giungato per Libri Consigliati
Giuseppe Aloe
L’AUTORE
Giuseppe Aloe nasce a Cosenza nel 1962. Nel 2005 pubblica per la Giulio Perrone Editore il volume di racconti Non pensare all’uomo nero… dormi e, nel 2009, Non è successo niente.
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