Titolo: L’inverno che non dimenticheremo
Autore: Stefano Bernazzani
Editore: Mobydick editore
Pagine: 288
Prezzo: € 17,00
Pubblicazione: aprile 2007
ISBN: 978-88-8178-366-5
Valutazione Libri Consigliati: imperdibile.
I bambini come Marco lo sanno. Perché la maestra severa non sgrida il compagno di classe che sorride sempre, anzi, lo accarezza anche quando gioca con i soldatini durante la lezione. Cosa è consentito dire e fare nei giorni in cui mamma ha mal di testa, e prende le gocce a più riprese. Gli eventi che è meglio non raccontare a papà, quando torna il venerdì sera dopo cinque giorni di lavoro alla centrale elettrica. Che le ragazze sono diverse, che sembrano cicale, che non si separano mai dall’amica del cuore. Che troverai sempre qualcuno più forte di te, più in gamba, più carismatico, e che può accadere che quel qualcuno sia tuo fratello. Che i ruoli sono una faccenda seria, e quanto ci si possa soffrire. Pur senza sapere con precisione, senza ancora conoscere nel dettaglio i perché del mondo degli adulti, i bambini come Marco ne intuiscono le dinamiche, percepiscono a pelle di chi fidarsi, di cosa aver timore, e coltivano idee ambiziose per conquistarsi un attimo di gloria: vincere un premio strabiliante al banco di beneficenza, diventare campione di baseball, inventarsi e portare a compimento “un’ impresa”, come dice sempre Teo, fratello gemello di Marco.
Anche se frequentano solo la quinta elementare, i bambini come Marco e Teo sanno disinnescare la bomba di un litigio, nel salotto domestico, quando sta per scoppiare la tragedia familiare. E riconoscere un ordigno vero trovato sottoterra, negli scavi di un palazzo in costruzione. E progettare un sistema ingegnoso per farla esplodere senza lasciarci la pelle. I bambini come Marco e Teo sono “più avanti” degli adulti (anche se questi non fanno che ripetere loro che sono troppo piccoli per capire certe cose) perché hanno occhi, orecchie e cuori avveduti, perché “i grandi non si accorgono di un sacco di cose, ma in compenso credono a tutto quello che fa un po’ di rumore. Alla fine resta solo ‘il boato’ delle cose, la gente ascolta solo quello e crede di capire tutto soltanto perché a un certo punto sente uno scoppio, ma in realtà è già tardissimo per capire qualcosa, le cose vanno capite prima, quando sono silenziose, perché quando fanno rumore sono già passate”.
Bambini così trovano una spiegazione a ciò che non sanno. Perché l’inverno si ostini a non regalare nemmeno un fiocco di neve, chi siano davvero i brigatisti. E come mai, dopo l’ennesima lite furibonda tra mamma e papà, il quartiere in cui vivono di colpo non sia più lo stesso, ma trasformato, estraneo, pieno di divieti di accesso mai notati in precedenza. Perché tutte quelle lacrime salgono agli occhi. La ragione per cui chi credi amico possa rivelarsi, d’un tratto, traditore, e viceversa. Il vero motivo per cui, in un solo inverno, la vita può cambiare di senso.
“Il primo inverno senza neve, pensavo. Un inverno che non avremmo dimenticato. E infatti, dietro l’angolo, ci aspettava nientemeno che l’Apocalisse.”
Marco, l’io narrante, ci racconta la storia di una stagione breve ma fondamentale della sua vita: quella dell’inverno ‘77-’78, e della primavera che segue. Le sensazioni di inadeguatezza rispetto al gemello Matteo, più grande fisicamente e in qualche modo geniale, il matrimonio in crisi dei genitori, il primo innamoramento, l’imminente esame di quinta elementare. Gli amici e i compagni di scuola, il quartiere in cui vive, le partite di pallone nel parcheggio vicino casa, l’edilizia popolare che si diffonde. Sullo sfondo, appena accennati, gli Anni di Piombo, Via Fani, le Brigate Rosse, le bombe vere e quelle metaforiche. Il tutto con un tono preciso, appena irriverente, il tono che, certo, può appartenere a un bambino, ma a un bambino speciale. C’è l’incanto dell’infanzia che pian piano finisce nella scrittura di Stefano Bernazzani, tutto lo stupore – a tratti splendido, a tratti doloroso – delle scoperte che ci traghettano all’età successiva. E un senso di imminenza che ti incita a proseguire la lettura, ma senza ansia, senza che mai si tocchi davvero la tragedia. Ogni evento viene infatti sapientemente stemperato dalla forma, sempre elegante, sempre abile nel gioco dell’equilibrio, e dalla sequenza temporale scelta, disposta ad arte in un’alternanza di scene giocose e drammatiche. E ci sono gli occhi di Marco a filtrare il tutto per noi.
Romanzo di formazione in cui chiunque, specie chi ha attraversato da ragazzino gli anni ’70, può riconoscersi. Nella descrizione della ricerca dei moventi, del diventare adulti per gradi e per illuminazioni progressive e folgoranti di nitore, la luce che solo i bambini inconsapevolmente sanno portare addosso e spargere intorno così, come niente fosse. Con il candore di una nevicata attesa invano, con gli occhi sul ponte crollato tra i genitori, con la perdita inevitabile dell’innocenza e della fiducia negli adulti, che li induce a concludere: “Dobbiamo diventare grandi, ma diversi dai grandi”.
Così, a fine lettura, mi sono tornati alla mente alcuni versi di una vecchia canzone di Lucio Dalla: “Guardando le stelle ho chiesto di capire come entrare nel mondo dei grandi senza paura, paura di morire”.
Silvia Longo per Libri Consigliati
L’AUTORE
Stefano Bernazzani è nato nel 1970 e vive a Ponte dell’Olio, sulle colline piacentine, dove si occupa di telecomunicazioni. Ha esordito nel 2003 con la raccolta Viaggiatori diretti altrove (Mobydick, finalista al Premio “Assisi”) cui hanno fatto seguito altri racconti pubblicati in antologie e quotidiani. Questo è il suo primo romanzo.
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