Titolo: La “questione” dell’otto per mille
Autore: Michele Antonellini
Editore: Discanti editore
Pagine: 96
Prezzo: € 13,00
Pubblicazione: 2009
ISBN: 978-88-95432-05-2
Valutazione Libri Consigliati: consigliato.
Dopo la questione romana, la questione meridionale e la non meno avvincente questione femminile, ecco un libro sulla questione dell’otto per mille, quella (apparentemente) piccola fetta di imposte che lo Stato italiano destina alle confessioni religiose (e a se stesso, per scopi nobili).
Guidato, o guidata, dagli eroici spiriti di Giuseppe Garibaldi e Giorgio Gaber, il lettore, o la lettrice, potrà chiarire in brevissimo tempo i termini di un istituto fiscale troppo spesso ignorato o snobbato.
Ne La “questione” dell’otto per mille, attraverso un breve excursus storico che a partire dall’approvazione della legge del regno di Sardegna (29 maggio 1855) con la quale vennero aboliti tutti gli ordini religiosi che non avessero tra i propri fini la predicazione, l’educazione e l’assistenza ai malati, passando per la legge del regno d’Italia del 7 luglio 1866 e l’avvento della “congrua” (di fatto una forma di risarcimento per le espropriazioni subite e la perdita del potere temporale della Chiesa dopo la Breccia di Porta Pia), Michele Antonellini ricostruisce di fatto le ragioni storico politiche che hanno portato alla definizione dello strumento dell’otto per mille a seguito della promulgazione della legge dello Stato 222 del 20 maggio 1985 (ad opera di Bettino Craxi). La legge in questione, superando quanto stabilito dai Patti Lateranensi, firmati l’11 febbraio 1929 da Mussolini e dal cardinale Pietro Gasparri, sancì quei meccanismi che a tutt’oggi regolamentano la più importante forma di finanziamento della Chiesa italiana.
Con il passare del tempo altre confessioni religiose hanno potuto accedere all’ingente “bottino” (le Assemblee di Dio, l’Unione delle chiese Metodiste e Valdesi, la Chiesa Evangelica Luterana, l’Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno e l’Unione delle Comunità Ebraiche) e numerose altre sono tuttora in lista d’attesa. Ciò che solleva accesi dibattiti (ed è ignorato da molti), è il meccanismo della “neutralizzazione delle scelte non espresse”, proprio dell’istituto fiscale in oggetto: in parole povere la quota di otto per mille derivante da quanti non abbiano espresso alcuna scelta viene comunque distribuita (sono escluse dalla spartizione le Assemblee di Dio, che volontariamente hanno stabilito di non rientrare nella “spartizione degli indecisi”). Se a questo aggiungiamo che buona parte dell’otto per mille a gestione statale è destinata al restauro e alla conservazione dei beni culturali di proprietà della Chiesa, la vicenda si fa ancora più intricata…
Quello che sconcerta, in particolare, è apprendere come avvenga la ripartizione dei fondi ricevuti attraverso il resoconto che ogni anno la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) pubblica sul proprio sito: scopriamo che gran parte di essi viene utilizzata per “esigenze di culto” mentre solo una parte residuale viene destinata alle questioni relative alle problematiche del terzo mondo… e qui tornano alla mente quelle immagini pubblicitarie che mettono in bella evidenza sacerdoti dal volto sorridente, intenti a occuparsi delle esigenze di bambini malnutriti, malati, senza prospettive (sia chiaro, i “buoni” sacerdoti, i missionari spesso rappresentano un reale punto di riferimento e di sostegno per l’infanzia e non solo, specie nei paesi sottosviluppati; ma quanto dei fondi raccolti attraverso l’otto per mille va realmente a supportare l’attività di questi uomini e queste donne?).
I dati mettono oltretutto chiaramente in evidenza il fatto che i nostri “cugini” della Chiesa Valdese utilizzano i fondi in maniera assai diversa. In sostanza. nulla di quanto raccolto viene destinato al sostentamento dei pastori o per l’edilizia di culto: l’intera somma finisce alla voce “opere” (assistenziali, sociali e culturali) e, come se non bastasse, scopriamo che la Chiesa Valdese ha supportato Emergency per l’allestimento di un centro sanitario in Mozambico, paga rate di mutuo in Colombia e via discorrendo.
E il cinque per mille?
Nel cinque per mille non esistono quote derivanti dalle mancate scelte, il firmatario può devolvere all’organizzazione che desidera, se questa risulta iscritta in un’apposita lista che fra parentesi annovera anche misconosciute pro loco e associazioni sportive minori. Dobbiamo aggiungere che nell’elenco troviamo numerosi enti cattolici che oltre all’otto, quindi, prendono il cinque per mille?
Antonellini propone un’analisi lucida della situazione dell’istituto fiscale, dati alla mano, informazioni sulle quali chiunque ha la possibilità di riflettere senza che vi sia bisogno alcuno di profondersi in macchinose ricostruzioni o d’esser dotati di una particolare attitudine all’interpretazione di prospetti statistici complessi (i “numeri” provengono da fonti istituzionali, da quelle facenti capo al Governo fino ad arrivare alle poco conosciute assemblee di dio). Un documento importante, in definitiva, un libro di facile fruizione anche per chi sia completamente all’oscuro dell’annosa “questione dell’otto per mille”.
Il libro contiene una striscia inedita, con Bobo protagonista in una storia sul tema, disegnata per l’occasione da SERGIO STAINO.
Graziana Castellana per Libri Consigliati
L’AUTORE
Michele Antonellini, ragioniere laureatosi in Conservazione dei Beni Culturali, scrittore per passione e ricercatore musicale, fonda a gennaio 2007 la casa editrice Discanti per un banale, ma incontrollabile e inevitabile, amore per il libro. Altre informazioni sul sito www.micheleantonellini.it
ACQUISTA SUBITO La “questione” dell’otto per mille su BOL.it o su laFeltrinelli.it cliccando sui banner qui sotto.