Dopo aver ricevuto in lettura e apprezzato (sia per la qualità dei contenuti sia per la cura redazionale che le pubblicazioni esprimono) i titoli di Mobydick editore, abbiamo ritenuto doveroso cercare un momento di dialogo con l’editore Guido Leotta.
Di seguito, l’intervista in esclusiva per i lettori di Libri Consigliati.
R. Un breve cenno alle origini di Mobydick editore.
Leotta Era il 1985, e assieme a Giovanni Nadiani, poeta e traduttore, si ragionava su come avvicinare altri appassionati di letteratura, musica, “contaminazioni” (parola, a quei tempi, pressoché ignota) non solo romagnoli. Fondammo la rivista “Tratti”, e l’omonima cooperativa culturale, ideando una prima rassegna dove le arti e gli artisti potessero incontrarsi e mettere insieme progetti, sogni. E libri. All’epoca il mezzo più futuribile era il fax – tanto per darvi l’idea di quella preistoria mediatica, quando per economizzare si centellinava persino l’uso del telefono, specie per tenere i contatti con gli scrittori stranieri.
Perché il confronto con l’estero è sempre stato fondamentale, e fin dalla prima edizione del nostro “Tratti’n Festival” (giunto alla 23. edizione – che mette in campo lingue, dialetti, traduzione, letteratura in musica) uno degli obbiettivi era – e rimane – quello di un confronto con i “confini”. Una manifestazione antesignana di iniziative, per loro fortuna, economicamente assai più “robuste”!
All’inizio degli anni Novanta fu proprio una prima traduzione per l’Italia, quella delle poesie di Joseph Roth, a rappresentare una svolta in termini di visibilità, in un momento in cui le piccole case editrici godevano di un’attenzione addirittura eccessiva e, oggi, inimmaginabile. Poi sono arrivati il Premio per la traduzione del Ministero dei Beni Culturali e altre medaglie più o meno pregiate, ma sempre benvenute.
Abbiamo poi concretizzato il nostro amore per “note & parole” nella collana “Carta da Musica” – libri-cd nei quali scrittori, musicisti e attori dalla giusta sensibilità lavorano a progetti originali, che diventano poi veri e propri reading o spettacoli: un’altra novità, per il nostro mercato, che per buona sorte sta raccogliendo consensi e – seppur lentamente – si è radicata “sul mercato” anche grazie al lavoro di altri editori.
R. Come è accaduto in altri casi, anche per Mobydick la prima esperienza editoriale si è concretizzata nella realizzazione di una rivista letteraria, tuttora in distribuzione: “Tratti”. Quanto ha influito sul vostro attuale orientamento, sulle scelte di politica commerciale e prettamente editoriale l’esser partiti da un momento di riflessione critica?
Leotta La rivista (giunta al numero 85) continua a proporsi come una palestra per gli esordienti, e un momento di verifica per i già noti. Certo: le modalità legate alla pubblicazione su carta (una lumaca, rispetto alla rete), ne hanno modificato l’appeal, ma non hanno stravolto il nostro modo di lavorare. I testi vengono letti, discussi e scelti da una redazione che si riunisce ancora “fisicamente”, e se i soli tre numeri all’anno ne limitano la “tempestività”, “Tratti” rimane un punto di riferimento per un buon numero di lettori/abbonati che puntano – con noi – sul lungo termine. Proprio perché siamo convinti che i tempi dello scrivere e del leggere non sono quelli del caffè istantaneo, continuiamo a fare nostri questi ritmi che possono suonare obsoleti, ma che ci paiono più “umani”. Ancora oggi (sia per quel che riguarda la rivista, sia per i testi inviati in lettura alla casa editrice) ci permettiamo di consigliare, suggerire, scegliere. Utilizzando, per farlo, carta e penna. Non voglio certo fare l’elogio del bel tempo che fu, e riconosco gli immensi vantaggi che la tecnologia ha portato anche nel campo editoriale – ma per certi rapporti, e (soprattutto) per la lettura, fatico a buttarmi mani e piedi nel “virtuale”.
R. Quale la vostra posizione nei confronti dell’ormai annosa, controversa questione dell’editoria a pagamento?
Leotta Una questione certo rilevante, e anche assai sfaccettata, che forse non saremmo qui a dibattere se – invece di lasciar passare leggi e decreti come quello che ha recentemente abolito la tariffa editoriale ridotta, o quegli sconti “ad personam” che (notizia di pochi giorni fa) hanno permesso a Mondadori di evadere legalmente alcune centinaia di milioni di euro – anche solo una parte di questa immensa montagna di denaro fosse stata effettivamente investita a favore dell’editoria (compresa quella “piccola”, di progetto), delle librerie, delle biblioteche, della scuola pubblica. E non, esempio tra i tanti che si potrebbero fare, per realizzare spot radio-televisivi demagogici quanto probabilmente inefficaci.
R. Per un editore è ancora possibile puntare a una riscoperta del valore dei contenuti piuttosto che seguire mode e costumi (di un’Italia sempre meno attenta a far cultura) nel tentativo di far cassa?
Leotta Ci stiamo provando, e ancora con entusiasmo.
R. Torniamo alla produzione di Mobydick. Quali sono le direttrici principali della vostra linea editoriale, quali gli obiettivi nel breve e nel lungo periodo?
Leotta Privilegiamo la narrativa italiana e straniera, anche quella breve, e la poesia – specie in lingue minoritarie, come il neerlandese e l’irlandese, o il gallese (siamo la casa europea che ha tradotto più libri – una ventina – da questa ricchissima “nicchia culturale”), oppure nei dialetti italiani – e poi ci sono i già citati audio-libri. Ma un fiore all’occhiello rimane la collana “Lunaria”, quella dedicata ad inediti di autori “classici” (Pessoa, Dickinson, Mansfield, Balzac, Multatuli…) che recentemente ha dato alle stampe uno Stevenson (Racconti irriverenti) e un Voltaire (I diritti umani e le usurpazioni papali).
R. Un cenno agli ultimi titoli pubblicati da Mobydick e a quelli in lavorazione.
Leotta Giuseppe O. Longo (narratore di razza, quindi impermeabile a mode e contingenze) ha pubblicato poche settimane fa Squilli di fanfara lontana, il suo decimo libro con Mobydick (un paio dei quali sono stati tradotti in Francia), mentre Giovanni Nadiani – divenuto nel frattempo un pluri-premiato scrittore e performer, ma che dopo venticinque anni è ancora qui, a condividere progetti e iniziative! – ha appena tradotto Uomo in mare di Günther Kunert, un “grande vecchio” della letteratura tedesca, che ha parecchio da dire sul “perché” dello scrivere.
Nei prossimi mesi, uno su tutti, Gemma impura – romanzo d’esordio di Alice Pung, scrittrice australiana di origini sino-vietnamite, che sarà in Italia a metà ottobre – insieme alla sua traduttrice – per promuoverne l’uscita. Una scrittrice solida, che in patria ha ricevuto premi e riconoscimenti, e che speriamo incontrerà anche qui l’attenzione che merita. E infine un progetto che mette insieme musica e poesia, Diario della luce, di Daniela Raimondi. Una raccolta con allegato cd, dove si potrà ascoltare la (bella) voce di questa straordinaria scrittrice che s’intreccia a una colonna sonora jazz-blues.
intervista a cura della redazione di Libri Consigliati
LEGGI ANCHE: Recensione di Squilli di fanfara lontana, di Giuseppe O. Longo.
LEGGI ANCHE: Recensione di Uomo in mare, di Günter Kunert.
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Musica e letteratura: basterebbe questo, a me. Ma c’è tutto il resto che dice. Penso: ce ne fossero tanti, di editori così. Grazie, oggi.