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La febbre dell’oro di Mario Bussoni

La febbre dell’oro ha dominato la storia determinando migrazioni di popoli e mutamenti epocali nella storia delle nazioni. La prospettiva di guadagni favolosi e, soprattutto, la possibilità di entrare a far parte di una ristretta élite di parvenu ha spinto gli uomini a compiere imprese impossibili, ad annullare quasi la propria umanità pur di appropriarsi degli agognati lingotti. Il libro di Mario Bussoni “La febbre dell’oro. L’America dei cercatori di fortune” è un testo di grande interesse documentario.

Nel 1848 sulla Sierra Nevada fu scoperto un filone aurifero, il primo Gold Rush che rappresentò uno straordinario polo di attrazione per quanti si lasciavano contagiare dalla sete di guadagni. I ricercatori d’oro provenivano da luoghi molti lontani e si lasciavano coinvolgere in questa corsa disperata che spesso si trasformava in una lotta senza esclusioni di colpi per sopravvivere in un ambiente che fagocitava ogni residuo di umanità per far emergere la parte peggiore degli uomini. Il libro di Mario Bussoni ci riporta indietro nel tempo, permettendoci di rivivere i momenti di ansia, di attesa fremente e poi finalmente nel 1896, dopo decenni di emozioni altalenanti e di delusioni cocenti, avviene nuovamente il prodigio della ricomparsa dell’oro: il ritrovamento tra i ciotoli del Rabbit Creek di polvere d’oro purissima, la realizzazione di un lungo sogno che sembrava destinato a non realizzarsi mai.

Mario Bussoni stigmatizza, attraverso una ricostruzione storica precisa e coinvolgente, la febbre del compro oro, una brama inesauribile che rasenta l’isteria. Ci sembra quasi di scorgere le folle di uomini senza identità che recano in volto i segni della malattia dell’animo che corrode e defrauda della dignità. Lo scenario si sposta continuamente, da Skagway in Alaska White pass per passare ai territori glaciali del Canada Occidentale. L’epos moderno dei cercatori d’oro diventa una sorta di discesa agli Inferi da cui spesso non è più possibile risalire come aveva fatto il mitico cantore Orfeo. Una ricostruzione fedele e meticolosa di una pagina di storia in cui la natura sembra farsi beffa degli uomini, illudendoli con il miraggio dell’oro e precludendo, poi, alla maggior parte di loro l’accesso ai filoni vagheggiati e cercati con ogni mezzo in una sorta di “guerra d’unghie”, per usare un verso di una poesia di Giorgio Caproni, allo scopo strappare alla terra i suoi tesori nascosti. Un’opera di ampio respiro che getta luce sul vero volto di un fenomeno di massa dell’epoca che ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva.

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