Titolo: L’amore non si dice
Autore: Massimo Vitali
Editore: Fernandel
Collana: Fernandel
Pagine: 176
Legatura: Brossura
Prezzo: € 13,00
Pubblicazione: marzo 2010
ISBN: 978-88-95865-22-5
Valutazione di Libri Consigliati: consigliato.
100 lettere d’amore semiserie inviate a una ragazza (quasi) sconosciuta, a un ideale, un’immagine, il tutto dovendo evitare di parlar d’amore.
L’esordio narrativo di Massimo Vitali è senza dubbio originale; giocato sul filo dell’autoironia e del disincanto, si presta a un’altrettanto disincantata e leggera lettura.
Il protagonista del singolare epistolario, Edoardo, parla a se stesso più che alla donna che ha conosciuto durante un corso in piscina al quale si è iscritto senza saper nuotare: è proprio in quest’occasione infatti che si materializza in lui la passione per la donna che gli ha salvato la vita (Edoardo rischia di annegare alla prima lezione e viene ripescato proprio da Teresa). Da quel momento comincia a scriverle, sperando in un incontro, lettere a mezzo raccomandata, finché lei, stanca della corrispondenza, gli intima di desistere, o se proprio questo non è possibile, di continuare a scriverle, ma via posta ordinaria e senza mai parlar d’amore.
Edoardo narra d’ogni piccola cosa, la più futile delle riflessioni è motivo valido per discutere tesi senz’assunto, dissertare attorno a curiose notizie d’attualità, porre interrogativi pretestuosi ma è il tutto volto a ricondurre l’attenzione di Teresa a quell’inevitabile richiesta d’attenzione, alla (volutamente) malcelata voglia di comprensione.
La scrittura di Vitali è veloce e semplice, carica di un nonsense divertito e a tratti pungente. La chiave di lettura, anche se in questa occasione sia forzato racchiudere l’analisi della raccolta epistolare entro confini troppo definiti, sta tutta nell’ultimo, disperato e speranzoso tentativo d’avvicinamento e nella disillusione, o presa di coscienza, a voi la scelta, che ne deriva: non si dovrebbe mai parlar d’amore, che l’amore non è cosa di cui si possa disquisire.
Romagnolo d’origine, come il suo collega Gianluca Morozzi (edito sempre da Fernandel), Massimo Vitali con il suo L’amore non si dice ci propone un romanzo leggero, d’evasione, che racchiude, però, passaggi d’intensità diversa, momenti che lasciano trasparire una materia di diversa natura, forse più autentica, sui quali ci piacerebbe l’autore si soffermasse con maggiore fermezza.
A cura della redazione di Libri Consigliati
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mi ricorda qualcosa: Viktor Skolvskij, formalista russo, scrisse “Zoo, o lettere non d’amore”
l’idea del libro e’ identica.
Sì, Chiara, l’osservazione è pertinente. L’impianto narrativo è il medesimo, la scrittura cambia. Sklovskij e il suo “Zoo o lettere non d’amore”, peraltro, è citato nelle prime pagine del libro. Grazie comunque per l’intervento, più che puntuale.
All’inizio il protagonista è antipatico. La sua insistenza ne fa una specie di soft stalker…ma forse perchè non siamo abituati al corteggiamento alternativo e poetico. O alla tenacia. Piacevole.
Dopo qualche tempo ci ho riflettuto più criticamente. Il libro è sì piacevole ma dà un’immagine del protagonista piuttosto insistente, infatti in tutte le lettere c’è un invito finale o un’allusione… e dire che comunque ci sono degli spunti simpatici, l’idea più originale è quella di prendere avvenimenti quasi banali – a tratti surreali- e farne un pretesto per parlare di sé. Se ci fossero state meno richieste e più racconti, episodi, o comunque un maggior distacco dalla protagonista femminile (suo malgrado), forse su quella panchina ci sarebbe stata una persona in più. Insomma più storie e meno autoreferenzialità.