R. Benvenuto, Giuseppe. Di recente hai pubblicato per Nutrimenti il tuo primo romanzo, L’anno delle ceneri, particolarmente apprezzato dalla nostra redazione e dalla critica. Parlaci del tuo processo di scrittura, del tuo personale approccio alla pagina.
Schillaci In principio è il caos, cioè l’accumulazione di materiali, spunti, idee attorno a un nucleo fondante, una proto-storia che chiede ossessivamente di essere raccontata; poi nascono i personaggi e il plot grezzo, di pari passo con la ricerca e l’approfondimento dei temi, i contesti, le personalità da raccontare. Da qui in poi, c’è un percorso faticoso di scrittura e ri-scrittura, di momenti esaltanti e noiosi, di disciplina e frustrazione. Quindi, se arrivi fino in fondo, è il tempo del confronto.
R. Come hai conosciuto Nutrimenti e quali passi ti hanno portato dalla stesura del romanzo alla pubblicazione?
Schillaci Il tempo del confronto è fatto di letture. C’è chi fa leggere il proprio manoscritto a tutti gli amici e chiede commenti, critiche. Io non ci riesco, sono molto geloso delle mie storie e così è passato del tempo prima che lo dessi in lettura. Poi ho contattato Leonardo Luccone dell’Agenzia Oblique, che è stato molto prezioso, consigliandomi di lavorare ancora sul testo e sullo stile, quindi è passato più di un anno e diverse stesure prima di presentare il romanzo a Nutrimenti per la pubblicazione.
R. L’anno delle ceneri è pervaso da un fortissimo sentimento d’impotenza che lega i protagonisti della vicenda alla terra di Sicilia, ai suoi fantasmi, e alle sue contraddizioni. Henry David Thoreau disse: “Non conosco nulla di più incoraggiante che l’innegabile capacità dell’uomo a elevare la sua vita con uno sforzo consapevole”. Condividi con noi la tua visione della situazione socio-culturale in cui versa il Mezzogiorno d’Italia.
Schillaci Sì, l’impotenza, la dannazione, la devozione al potere, il tradimento delle speranze, ma anche la voglia di riscatto e di libertà, la rivolta, la fuga. La Sicilia, per i siciliani, è un’ossessione e spesso anche un alibi.
R. Il tuo romanzo nasce da un intenso lavoro di ricerca, all’interno della tua famiglia e sul territorio. Come è affiorato in te il desiderio di raccontare quel particolare momento di passaggio nella storia siciliana, più in generale nella storia del nostro Paese, le elezioni politiche del ’48?
Schillaci Ho voluto raccontare le origini mie e della mia gente, in una terra di confine come la Sicilia e in un tempo emblematico della storia del nostro Paese, il 1948, anno in cui si sono costituiti i poteri politico-sociali che ci governano ancora oggi: l’alleanza, più o meno tacita, tra un grande partito populista, la Chiesa, la Mafia, gli Stati Uniti d’America e pezzi ripuliti del fascismo, in funzione anti-comunista. Non è cambiato molto da allora. Il 1948 è stato un anno che ha segnato l’Italia di oggi, un nervo scoperto della nostra identità: dunque il passato come metafora per capire il presente, ma anche come condanna, come oracolo e fato.
R. Sei al tuo primo romanzo, ma stai ottenendo riconoscimenti che riempirebbero d’orgoglio qualunque scrittore esordiente (fra tutti la candidatura al Premio Strega 2010). Nel tuo futuro la scrittura assurgerà ad attività prioritaria o hai progetti differenti?
Schillaci Mi occupo anche di film documentari, come regista e produttore esecutivo. Voglio continuare la mia attività nel cinema e nella letteratura. Trovo che questi due linguaggi siano, in fondo, modi diversi di avere a che fare con la realtà e la narrazione, cioè quello che più mi interessa.
R. Quando guardi alle tue letture adolescenziali, alla tua crescita e alla tua formazione, quali autori tornano alla mente con più immediatezza?
Schillaci Naturalmente gli scrittori siciliani, ma anche alcune letture sparse che mi hanno folgorato, tra cui citerei le poesie di Shelley, “Il profumo” di Suskind, “L’isola di Arturo” della Morante.
R. Agenzie letterarie, corsi di scrittura creativa, workshop e via dicendo. Ritieni vi siano dei passaggi chiave nell’approccio alla prima pubblicazione?
Schillaci Non so, non conosco bene queste realtà. Penso che nel mercato editoriale di oggi è molto importante sapersi orientare e quindi l’agente può essere utile; sui corsi e le scuole sono un po’ più scettico: possono essere una palestra, ma anche una caserma.
A cura della redazione di Libri Consigliati
L’AUTORE
Giuseppe Schillaci è stato battezzato ai Decollati di Palermo il 4 gennaio 1978. A venti anni si è trasferito a Bologna per completare gli studi. Oggi vive a Roma, dove lavora come regista e produttore esecutivo di film documentari. Diversi suoi racconti sono stati pubblicati su Nazione Indiana e Sud. Nel 2009 ha vinto il premio speciale della giuria al Torino Film Festival con il documentario The Cambodian Room sul fotografo della Magnum Antoine D’Agata. L’anno delle ceneri è il suo primo romanzo.
Esperienze
Autore e regista del film documentario Cosmic Energy prodotto dalla EIE Film, finanziato dalla Piemonte Film Commission.
Nel 2009 ha vinto la prima serata del concorso letterario 8×8 di Oblique/Fandango e il premio speciale della Giuria al Torino Film Festival con il documentario The Cambodian Room sul fotografo della Magnum Antoine D’Agata.
Produttore esecutivo del documentario L’isola in me: in viaggio con Vincenzo Consolo (2008) di Ludovica Tortora de Falco.
Location manager del film Prove per una tragedia siciliana di John Turturro (2008).
Responsabile per lo sviluppo sceneggiature delle società di produzione cinematografica Eurofilm (2007) e Cinemare (2005-2006).
Segretario di produzione per il film The Palermo Shooting di Wim Wenders (2007).
Segretario di produzione per il film Il dolce e l’Amaro di Andrea Porporati (2006).
Delegato di produzione per il film All’amore assente (2005) di Andrea Adriatico.
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